La soluzione al tuo contenzioso con (ex) Equitalia

Debiti Equitalia

(ora Agenzia delle Entrate - Riscossione)

Indice:
1) “Natura dei debiti nei confronti di Agenzia delle Entrate – Riscossione”;
2) “Come cancellare i debiti con Agenzia delle Entrate – Riscossione?”;
3) “Cosa succede se non si paga una rata?”;
4) “Quando si prescrivono?”

I debiti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione (ex Equitalia S.p.a.) hanno una differente natura, a seconda che riguardino tributi, sanzioni amministrative, contravvenzioni del codice della strada oppure contributi previdenziali o assistenziali da versare all’Inps.

La prima questione fondamentale su cui occorre prestare attenzione è la differenza tra l’Agenzia delle Entrate (cd. ente impositore) e l’Agenzia delle Entrate – Riscossione (cd. ente riscossore); infatti, mentre la prima è la titolare del credito e richiede il pagamento degli importi dovuti mediante l’emissione dell’avviso di accertamento, la seconda – appurato che non vi sia stato l’adempimento del contribuente a seguito della notifica dell’avviso – riceve il ruolo formato dall’ente impositore e provvede, di seguito, ad emettere e notificare la cartella di pagamento ai fini della riscossione delle somme indicate.

E dunque, una volta ricevuta una cartella di pagamento, cosa può fare il destinatario della stessa?

Innanzitutto risulterebbe utile per il contribuente verificare se gli importi sottesi alla cartella risultino prescritti e, quindi, se il credito dell’Agenzia delle Entrate sia estinto per intervenuta prescrizione.

In merito a quanto appena esposto si osservi quanto segue:

  • i debiti nei confronti dell’INPS, concernenti contributi previdenziali o assistenziali, si prescrivono nel termine di 5 anni, che decorrono dalla data di notifica dei singoli avvisi alla data di consegna dell’intimazione di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione;
  • per i debiti di natura tributaria (Ires, Irpef, IVA, Irap, etc.) vi sono due orientamenti: il primo sostiene la prescrizione decennale dei tributi, mentre il secondo avalla la prescrizione quinquennale;
  • i debiti derivanti da contravvenzioni al codice della strada si prescrivono nel termine di 5 anni, che decorrono dalla data di notifica del verbale alla data di ricezione della cartella, oppure dalla notifica di quest’ultima alla data di ricezione dell’intimazione di pagamento.

 

Ebbene, una volta effettuata questa breve analisi delle somme richieste dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione, si potrebbe verificare la circostanza per cui il diritto di credito vantato dall’ente impositore non risulti prescritto, o comunque che non vi siano altri profili di illegittimità dell’atto notificato al contribuente che possano giustificare un’azione giudiziaria.

In tale ipotesi, dunque, cosa converrebbe fare al debitore per sfuggire ad un’eventuale procedura esecutiva? Si rammenta, infatti, che, nel caso in cui non avvenga il pagamento della cartella entro il termine di 60 giorni, oppure dell’intimazione entro il più breve termine di 5 giorni, l’Agenzia delle Entrate – Riscossione potrebbe avviare l’esecuzione forzata o altri atti di natura cautelare, come ad esempio notificare un preavviso di fermo auto o un preavviso di ipoteca.

Un’ipotesi percorribile è sicuramente la rateizzazione degli importi sottesi alla cartella/intimazione di pagamento.

Nel merito, la rateizzazione viene concessa dall’Agente della riscossione ai soggetti che ne fanno apposita richiesta, in base alla soglia di debito ed alla situazione economica in cui gli stessi versano.

Ma cosa succede se il contribuente – debitore versi una rata in ritardo?

A tale quesito risponde la stessa Agenzia delle Entrate – Riscossione, la quale chiarisce le ipotesi in cui ha luogo la decadenza dalla rateizzazione; nel dettaglio, ciò avviene quando si verificano le seguenti circostanze:

  • inadempienza, mancato pagamento di alcune delle rate del piano di ammortamento (cosiddetta “decadenza per inadempienza”);
  • assoggettamento del richiedente ad una procedura concorsuale;
  • decesso del richiedente;
  • società cancellate dal registro delle imprese.

 

In particolare, l’ipotesi di decadenza per inadempienza avviene nel caso in cui il soggetto beneficiario della dilazione ometta il pagamento di un diverso numero di rate, anche non consecutive, in base alla data di presentazione dell’istanza, indipendentemente dalla tipologia dell’istanza stessa (ordinaria o straordinaria).

Più precisamente:

  • per le rateizzazioni in essere all’8 marzo 2020 (21 febbraio nel caso di soggetti residenti nella cosiddetta ex “zona rossa”), la decadenza si concretizza al mancato pagamento di 18 rate anche non consecutive (come previsto dal “Decreto Fiscale”);
  • per le rateizzazioni concesse dopo l’8 marzo 2020 e richieste fino al 31 dicembre 2021, la decadenza si concretizza al mancato pagamento di 10 rate anche non consecutive (come previsto dal “Decreto Ristori”);
  • per le rateizzazioni presentate e concesse successivamente al 1° gennaio 2022, la decadenza si concretizza al mancato pagamento di 5 rate anche non consecutive;
  • per le rateizzazioni presentate dal 16 luglio 2022, la decadenza si concretizza al mancato pagamento di 8 rate anche non consecutive.

 

Infine, l’Agenzia delle Entrate – Riscossione precisa che, in caso di decadenza per inadempienza:

  • per i piani di rateizzazione richiesti prima del 16 luglio 2022 è possibile essere riammessi all’istituto della rateizzazione solo dopo aver regolarizzato l’importo delle rate scadute, calcolate alla data di presentazione della nuova richiesta di rateizzazione;
  • per i piani di rateizzazione richiesti dal 16 luglio 2022 i carichi non potranno essere nuovamente rateizzati.

 

Inoltre, si evidenzia che al momento non risulta disciplinata la fattispecie concernente il lieve inadempimento da ritardo.

Alla luce di quanto sinora illustrato ne deriva che, qualora giunga un atto impositivo al contribuente – debitore, quest’ultimo, se vuole evitare una procedura esecutiva, può scegliere tra due diverse possibili soluzioni: impugnare l’atto (qualora questo risulti illegittimo), oppure effettuare un’istanza all’Agenzia delle Entrate – Riscossione per la rateizzazione degli importi sottesi alla cartella/intimazione di pagamento.

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