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Pignoramento presso terzi Equitalia

(ora Agenzia delle Entrate - Riscossione)

La procedura esecutiva inizia con il pignoramento dei beni del debitore – contribuente, che può riguardare: somme, beni mobili e beni immobili.

Prima di avviare l’espropriazione forzata, l’Agenzia delle Entrate – Riscossione, nel caso in cui la notifica della cartella di pagamento (sottesa all’atto di pignoramento) sia avvenuta da più di un anno, deve inviare obbligatoriamente al contribuente un avviso di intimazione di pagamento.

Ciò detto, nel caso in cui il contribuente ricevesse un pignoramento pressi terzi da parte dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione, la prima cosa da verificare è indubbiamente la data esatta in cui è stato consegnato l’atto di pignoramento.

Invero, i termini per proporre un’eventuale opposizione dinnanzi all’Autorità Giudiziaria competente sono decisamente stringenti e corrispondono a 20 giorni dalla data di ricezione dell’atto.
Inoltre, occorre evidenziare le caratteristiche del suddetto pignoramento presso terzi, disciplinato dall’art. 72-bis del D.P.R. n. 602 del 1973.

Nel dettaglio, Equitalia (ora “Ader”) utilizza una peculiare procedura, sottoponendo a pignoramento diretto stipendi, pensioni e conti correnti, incaricando direttamente al terzo di corrispondere all’Agenzia delle entrate-Riscossione le somme dovute dal debitore sulla base di cartelle esattoriali e avvisi di addebito precedentemente notificategli. Pertanto, non risulta necessaria l’emissione di alcun provvedimento di assegnazione da parte dell’Autorità Giudiziaria.

In aggiunta, si evidenzia che, nel caso in cui il pignoramento concerna stipendi, un salario o una qualsiasi altra indennità relativa ad un rapporto di lavoro o di impiego, l’Agente della Riscossione può effettuare il pignoramento solo entro limiti tassativi, e precisamente:

  • fino ad Euro 2.500,00 la quota pignorabile è un decimo;
  • tra Euro 2.500,00 e 5.000,00 la quota pignorabile è un settimo;
  • sopra Euro 5.000,00 la quota pignorabile è un quinto.

Stante quanto esposto, occorre chiarire quali siano le possibili cause di nullità del pignoramento presso terzi dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione.

Sicuramente il primo motivo di nullità dell’atto in questione è ravvisabile nell’omessa notifica degli atti prodromici (cartelle di pagamento/avvisi di addebito); infatti, qualora tali atti impositivi non siano stati precedentemente inviati al contribuente – debitore, l’intera procedura esecutiva risulta viziata e, di conseguenza, il pignoramento è nullo.

Un altro motivo di nullità del pignoramento concerne l’avvenuta prescrizione dei crediti sottesi all’atto di pignoramento.

Infine, un’ulteriore causa di nullità è stata introdotta dalla giurisprudenza di legittimità; infatti, mediante la sentenza n. 26519/2017, la Suprema Corte di Cassazione ha illustrato che, nel caso in cui non venga sufficientemente descritto il dettaglio dei crediti per cui si procede, il pignoramento presso terzi notificato dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione sia da ritenersi nullo per difetto di motivazione.

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